Per aiutare il privato cittadino a porre la giusta domanda alla Amministrazione Pubblica competente (ad orientarsi, cioè, nel labirinto delle diverse competenze ambientali e/o sanitarie), si riporta di seguito uno schema di massima delle competenze relative alle problematiche emergenziali che frequentemente la cittadinanza sottopone alla nostra attenzione.
Ogni altra informazione può comunque essere reperita contattando il nostro Ufficio Relazioni col Pubblico all’indirizzo di posta elettronica info@arpal.gov.it o al numero telefonico 010.6437295.
Ecco l'elenco, suddiviso per tematiche, delle più comuni domande rivolte all'Agenzia:
Compiti di ARPAL:· Qual è l'attività di ARPAL in materia di amianto?
ARPAL offre supporto tecnico su richiesta degli enti competenti; ARPAL è infatti dotata dell'attrezzatura necessaria ad effettuare indagini di microscopia elettronica.
· Spetta all’ARPA l’approvazione dei piani di lavoro concernenti le bonifiche delle coperture in amianto?
No. Spetta all'ASL e, specificatamente, al suo Servizio Prevenzione Sicurezza Ambienti di Lavoro (PSAL)
Esempi pratici:
· Davanti a casa mia stanno rimuovendo dell’eternit senza precauzioni, chi devo avvertire?
Occorre avvisare la ASL: Settore Prevenzione e Sicurezza Ambienti di Lavoro (se il lavoro è eseguito da una ditta) o Settore Igiene Pubblica (se la rimozione è effettuata dal singolo cittadino).
· Cosa devo fare per sostituire/ trattare il mio tetto in eternit rispettando le leggi?
Se il livello di degrado non obbliga alla sostituzione/eliminazione del manufatto può essere sufficiente l'applicazione di un fissante/impregnante specifico.
· A chi si deve segnalare l’esistenza di un tetto in eternit o di un altro manufatto contenente amianto?
La normativa ambientale non prende in considerazione questa tematica che è, quindi, di natura igienico-sanitaria. La competenza amministrativa è del Sindaco; questi si avvale, come supporto tecnico, delle ASL che, a loro volta, possono avvalersi, per le analisi, di ARPAL. Occorre inviare l'esposto alla ASL ed al Sindaco (ove esistesse, al Settore Tutela Ambiente del Comune interessato). Saranno questi, se del caso, che attiveranno ARPAL. In Regione, inoltre, esiste il Registro dei manufatti contenenti amianto, al quale il proprietario deve segnalarne la presenza e le modifiche eventualmente intercorse mediante le notifiche periodiche previste da legge.
· Qual è la procedura per richiedere la verifica del tetto in eternit dell’azienda/capannone dismesso sito vicino alla mia abitazione?
Se possibile, per prima cosa occorre appurare se il proprietario ha effettuato l'autonotifica prevista dal "Censimento delle strutture contenenti amianto" prevista dalla Regione Liguria. In caso di inottemperanza, vedere risposta al quesito precedente.
· La verifica dello stato di conservazione delle coperture in amianto di un immobile dev’essere necessariamente effettuata da uno specialista?
La valutazione della conservazione dei manufatti in amianto deve essere effettuata in base alla normativa tecnica vigente. E' consigliabile, pertanto, avvalersi di personale all'uopo qualificato.
· L’acqua che si accumula in serbatoi in eternit realizzati una quindicina d’anni fa, è potabile oppure no? È utilizzabile in cucina?
Per quello che concerne la potabilità dell'acqua, non esistono normative che fissino dei limiti sulla presenza di fibre di amianto. A differenza di quanto concerne l'inalazione di fibre di amianto, l'attuale conoscenza scientifica non evidenzia pericolosità circa l'ingestione di dette fibre. Il buon senso comune consiglia comunque di sostituire sempre i serbatoi lesionati, a maggior ragione se realizzati con amianto.
Inquadramento generale:· Perchè si parla di inquinamento atmosferico urbano ?
Il tenore di vita nei centri abitati è fortemente influenzato dal valore ambientale delle componenti dell’ecosistema urbano: aria, acqua, rumore, disponibilità di verde pubblico. La qualità dell’ambiente atmosferico nelle nostre città è sicuramente condizionata dalla presenza del traffico autoveicolare: è un dato di fatto che molti degli inquinanti presenti nell’aria siano una diretta conseguenza delle emissioni prodotte dal traffico automobilistico urbano. Le principali sostanze inquinanti emesse dal traffico veicolare sono il monossido di carbonio (formula chimica: CO), il biossido di azoto (formula chimica NO2), il benzene (formula chimica C6H6), gli idrocarburi policiclici aromatici (noti come IPA), le polveri inalabili (note come PM10). A questo va ad aggiungersi l'inquinamento prodotto dalle diverse attività produttive, spesso ubicate nelle aree urbane o nelle loro immediate vicinanze e quello prodotto dagli impianti di riscaldamento. Nei centri urbani, al fine di garantire la salvaguardia della salute pubblica e dell’ambiente, gli inquinanti sono monitorati quotidianamente per mezzo di stazioni di monitoraggio fisse e mobili. I dati del monitoraggio sono disponibili sul sito www.ambienteinliguria.it.
· Cos’e’ il benzene ?
Il benzene è una sostanza chimica liquida ed incolore, dal caratteristico odore aromatico, pungente. A temperatura ambiente volatilizza assai facilmente, cioè passa dalla fase liquida a quella gassosa. La principale fonte di benzene nell'aria è il traffico veicolare perché il benzene è un costituente della benzina ed ha funzioni antidetonanti. Negli ultimi anni il tenore di benzene nelle benzine è stato diminuito e di conseguenza ne è diminuita la concentrazione rilevata nell'aria.
· Come incide il benzene sulla salute ?
Il benzene è facilmente assorbito per inalazione, contatto cutaneo, ingestione. Gli effetti tossici, tuttavia, hanno caratteristiche diverse e, in base alla durata dell’esposizione, colpiscono organi sostanzialmente differenti. Si possono distinguere effetti tossici acuti, associati a brevi esposizioni a livelli elevati di benzene, poco frequenti nell’ambiente di vita, ed effetti tossici cronici, associati a periodi di esposizione di maggiore durata e a basse dosi di inquinante.L’intossicazione acuta accidentale da benzene fa seguito generalmente ad esposizione per via inalatoria e/o cutanea. Per esposizione acuta, gli organi bersaglio sono il sistema nervoso centrale (con cefalea, nausea, vertigine, ecc.) ed il miocardio.L’effetto più noto dell’esposizione cronica riguarda la potenziale cancerogenicità del benzene sul sistema emopoietico (cioè sul sangue). L’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC) classifica il benzene come sostanza cancerogena di classe I, in grado di produrre varie forme di leucemia. La classe I corrisponde ad una evidenza di cancerogenicità per l’uomo di livello "sufficiente".
· Cosa è il pm10?
Il PM10 è l’insieme delle polveri sospese in aria con diametro aerodinamico inferiore ai 10 µm . Più la dimensione del particolato è piccola, più è pericolosa. Il PM2.5, ad esempio, cioè con diametro inferiore ai 2.5 µm, tende a depositarsi nella zona tracheobronchiale. Solo la parte inferiore ad 1 µm riesce a giungere negli alveoli polmonari. La composizione del PM10 è variabile, in quanto le particelle possono avere origine diversa: può infatti contenere solfati, nitrati, metalli pesanti e particelle carboniose.
· Quali sono le sorgenti del pm10?
Come accade per la sua composizione, anche le sorgenti di emissione del PM10 possono essere differenziate. Nelle aree urbane, i maggiori responsabili dei livelli di PM10 possono essere identificati principalmente nel trasporto su gomma (sia per quanto riguarda le emissioni dirette che per la parte dovuta al risollevamento delle particelle) e, durante la stagione fredda, negli impianti di riscaldamento. Non irrilevante è la fonte industriale in aree ove siano presenti industrie chimiche, petrolchimiche, siderurgiche, metallurgiche o cementifici. Una frazione di PM10 è composta da sostanze (nitrati, solfati) che non sono emesse come tali, ma si formano in atmosfera a partire da altri inquinanti (frazione secondaria).
· In quale periodo dell'anno il pm10 raggiunge i valori massimi? Perchè?
Il PM10 raggiunge i valori massimi in presenza di condizioni di calma di vento, cosa che rende difficoltosa la dispersione delle polveri. Se la stabilità atmosferica, poi, si manifesta nelle stagioni fredde, le emissioni provenienti dagli impianti di riscaldamento, unitamente al raffreddamento della superficie terrestre, che induce inversione termica (la temperatura dell’aria invece che diminuire con l'aumento della quota, come di consueto, aumenta), si determina un accentuato ristagno del PM10 negli strati inferiori dell'atmosfera.
· Cosa è l'ozono? Fa male o fa bene?
L’ozono (O3) è una molecola composta da tre atomi di ossigeno. E’ un forte ossidante e, come tale, può essere pericoloso se in concentrazioni elevate viene a contatto con tessuti biologici animali e, soprattutto, vegetali. Si sono al proposito evidenziati effetti negativi rilevanti su colture e foreste. L’ozono danneggia altresì materiali quali la gomma, che tende a perdere la sua elasticità, o il ferro, che arrugginisce più velocemente. Lo strato di ozono a25.000 mdi altezza è, per altro, in grado di filtrare i raggi ultravioletti. Si può quindi dire che è indispensabile alla vita quando è presente nella stratosfera (e quindi ben più in alto delle cime più elevate) ma diventa pericoloso se è nella troposfera, ossia nella parte di atmosfera più bassa, a diretto contatto con il suolo e con gli esseri viventi.
· Da dove viene l'ozono troposferico?
Non vi sono sorgenti di emissioni di ozono rilevanti. L’ozono, infatti, si forma in atmosfera in presenza di radiazione solare. Le concentrazioni più elevate si registrano quindi in primavera e in estate, nelle ore centrali della giornata, quando l’ insolazione è maggiore. Perché l’ozono possa formarsi è però necessario che siano presenti in atmosfera gli ossidi di azoto e i composti organici volatili: sostanze da controllare se si vogliono limitare le concentrazioni di O3.
Compiti di ARPAL:
· Qual è l'ente che ha competenza in materia di emissioni in atmosfera?
Per quel che riguarda le competenze di autorizzazione e di controllo, la LR 18/99 stabilisce che le attività produttive per le quali sono stati fissati i criteri che ne consentono l'autorizzazione tramite autocertificazione sono di competenza dei Comuni, mentre le altre competono alle Province. La Regione definisce le attività, i relativi requisiti tecnico-costruttivi e gestionali nonché la modulistica per l'accesso all'autorizzazione a mezzo di autocertificazione. (Ulteriori informazioni sono disponibili sul sito della Regione Liguria alla voce: territorio e ambiente, i temi dell'ambiente, aria).
· Quali sono i compiti di ARPAL in materia di emissioni in atmosfera?
ARPAL agisce come supporto tecnico agli Enti per le attività previste dalla normativa vigente in materia di inquinamento atmosferico. Questa attività, svolta dai Dipartimenti provinciali di ARPAL, può consistere in: elaborazione di pareri o di istruttorie tecniche per il rilascio dell'autorizzazione ai sensi del D. Lgs.152/06, controlli, sia ispettivi che analitici, sul rispetto delle prescrizioni contenute nell'autorizzazione. Gli insediamenti produttivi sottoposti a controllo da parte dell'Agenzia vengono individuati, nell'ambito della pianificazione annuale delle attività ed in accordo con gli enti competenti, principalmente sulla base della rilevanza sia qualitativa che quantitativa delle loro emissioni in atmosfera; una quota parte degli interventi avviene a seguito di segnalazioni ed esposti da parte della cittadinanza o in caso di eventi accidentali. Specifici accertamenti possono venire eseguiti su richiesta dell'Autorità giudiziaria.
· E in materia di qualità dell'aria?
Il monitoraggio della qualità dell'aria è, ai sensi della LR18/99, di competenza delle Amministrazioni provinciali che possono avvalersi dei Dipartimenti provinciali di ARPAL in qualità di supporto tecnico per:
· esecuzione di campionamenti ed analisi per la misura di inquinanti con tecniche non automatiche, anche a seguito di eventi accidentali;
· gestione di stazioni di misura automatiche, fisse o mobili, che comprende:
1. la verifica periodica della risposta strumentale tramite prove o tarature fuori campo per ogni analizzatore,
2. il controllo e la correzione in campo delle normali derive strumentali o dell'influenza della variabilità delle condizioni ambientali, nonché la verifica delle curve di taratura per ogni analizzatore,
3. l'esecuzione degli interventi manutentivi periodici per il mantenimento dell'integrità ed efficienza del sistema quali ad esempio la sostituzione dei componenti soggeti ad esaurimento o la pulizia degli organi filtranti,
4. le verifiche conseguenti alle segnalazioni di allarme o di anomalia provenienti dalle varie apparecchiature,
5. le verifiche sui sistemi di acquisizione, archiviazione e trasmissione dei dati.
· gestione del sistema "rete di monitoraggio", che comprende:
1. il controllo di qualità sui dati rilevati e la conseguente "validazione" ossia l'apposizione di un flag ad ogni singolo dato, che ne attesta la rispondenza agli standard di qualità prestabiliti,
2. l'acquisizione sul database dei dati rilevati in modo non automatico,
3. la trasmissione dei dati al sistema informativo regionale,
4. l'elaborazione dei dati secondo quanto previsto dalla normativa e la predisposizione di rapporti e relazioni sugli esiti dei rilevamenti.
Ciascun Dipartimento provinciale di ARPAL agisce con peculiarità proprie, in base ai programmi concordati con le amministrazioni locali. L'individuazione dei punti di monitoraggio degli inquinanti atmosferici è di comperenza dell'Amministrazione provinciale, che deve tenere conto delle indicazioni del Piano Regionale di risanamento della qualità dell'aria.
Esempi pratici:
· Come reperire informazioni sulla qualità dell’aria nel proprio comune?
I dati giornalmente forniti dalla rete di monitoraggio per la qualità dell'aria sono consultabili sul sito www.ambienteinliguria.it. Per altre informazioni, occorre rivolgersi all’ufficio comunale preposto.
· Nelle vicinanze della mia abitazione è presente una ditta che produce fumi densi/odori insopportabili. Quali procedure devo seguire per chiedere un controllo di ARPAL sulle emissioni dell’azienda?
La richiesta di verifica della situazione va inviata al Sindaco del Comune in cui risiede l'attività, che attiverà la ASL ed eventualmente ARPAL per i controlli analitici richiesti. In questo caso, ARPAL effettuerà un sopralluogo per verificare se la situazione sia regolare da un punto di vista tecnico ed amministrativo (l’azienda deve essere autorizzata, deve avere – se prescritti dall’autorizzazione - dei filtri, questi devono essere tenuti in efficienza ecc.). La relazione tecnica di accertamento è trasmessa al Comune. E' sempre il Comune, ove ne ravvisasse la necessità, che provvede ad ingiungere al responsabile il rispetto dei limiti normativi previsti per le emissioni in atmosfera.
· Dopo la richiesta di verifiche, ARPAL ha eseguito controlli alle emissioni presso un’azienda vicina alla mia abitazione ed ha comunicato che i limiti alle emissioni sono rispettati, ma l’odore/fumo è sempre intollerabile. Cosa posso fare?
Il rispetto dei limiti alle emissioni non sempre garantisce l’assenza di molestia; aziende che rispettano la normativa vigente, se inserite nelle vicinanze di aree residenziali, possono comunque causare fastidio. Può segnalare al Sindaco la presenza di molestia; il Sindaco, infatti, ai sensi degli artt. 216 e 217 del TULLSS (Testo Unico delle Leggi Sanitarie) può richiedere alla ditta di assumere ulteriori precauzioni per diminuire la molestia nei confronti dei cittadini.
· Si sente un odore terribile provenire dall’impianto depurazione acque o compostaggio o azienda, potete garantire che non sia dannoso per la salute?
ARPAL non è attualmente ancora dotata di laboratorio olfattometrico, si possono eseguire verifiche analitiche di tipo chimico per identificare, se possibile, alcuni componenti dell’odore molesto. Per quanto riguarda una valutazione sanitaria, si consiglia di rivolgersi all’ASL; si precisa da subito, tuttavia, che non c’è correlazione diretta fra intensità dell’odore e tossicità.
· Perchè l’odore proveniente da impianto depurazione acque o compostaggio o azienda si sente di più in determinate ore o giorni (sabato o domenica tipicamente)?
Di solito gli odori sono più avvertibili alla mattina e all’imbrunire, per motivi meteoclimatici (inversione termica); è possibile, peraltro, (nel caso di aziende) che siano legati a determinate lavorazioni. E’ sempre utile tenere un calendario (ore, durata, giorno) degli odori da inviare al Comune e/o all’ARPAL in modo da poter indirizzare le indagini e quantificare il disturbo.
· All'ARPAL compete il rilascio delle autorizzazione alle emissioni in atmosfera derivanti dall'esercizio di impianti produttivi?
No, tale funzione spetta alla Provincia territorialmente competente. Il medesimo Ente provvede anche a disporre eventuali controlli finalizzati ad accertare se il titolare dell'atto autorizzativo si attenga o meno alle prescrizioni contenute nell'autorizzazione, richiedendo eventualmente ad ARPAL il supporto tecnico-scientifico ed analitico per le predette verifiche
Inquadramento generale:· Quale è il lavoro del meteorologo previsore?
Il meteorologo previsore o “forecast” è quella figura professionale che in poche parole si occupa di tradurre in un linguaggio pratico le informazioni di base, nonché i dati provenienti dalle stazioni, dai satelliti, dai complessi calcoli modellistici, ecc.
Tutta questa massa di dati viene raccolta, interpretata e rielaborata su scala regionale dal personale meteorologo che, dopo essere stato accuratamente formato, ha acquisito un’adeguata esperienza ed un’accurata conoscenza locale del territorio. Tale figura professionale, infatti, deve conoscere accuratamente la zona in cui vive e lavora, al fine di compensare, con la sua esperienza, eventuali discordanze o carenze derivanti dall’utilizzo di modelli statistici.
Si comprende come la conoscenza locale del proprio territorio possa essere un fattore determinante ai fini di una buona previsione: immaginiamo per un attimo che un previsore inglese con moltissima esperienza e preparazione, sia costretto a lavorare all’improvviso in un centro meteorologico mediterraneo! Sicuramente avrà serie difficoltà ad elaborare una buona previsione, poiché il nostro mare è caratterizzato da un clima molto peculiare (rispetto a quello atlantico). Dalle nostre parti la previsione può rivelarsi estremamente complicata perché le perturbazioni e/o i centri depressionari che dall’atlantico interessano direttamente le coste europee (senza trovare ostacoli), dalle nostre parte incontrano, ad es., i Pirenei e le Alpi e quindi tendono a modificarsi anche significativamente (intensificandosi, attenuandosi o anche dividendosi ecc..); sulle nostre regioni non è raro che tali sistemi siano caratterizzati da fenomeni di diversa intensità, che a volte presentano un anticipo o un ritardo, talvolta di 12-18 h, rispetto alle previsioni fornite dai modelli!
Per ovviare a ciò, è indispensabile ricorrere al fattore umano, unico che possa compensare i limiti riscontrati.· Che validità ha una previsione e come mai si parla di incertezza crescente nella previsione a più giorni?
Cercheremo di comprendere fin quanto è valida una previsione al fine di fruire ed interpretare al meglio le informazioni previsionali per la pianificazione delle attività: è bene comprendere che un bollettino meteorologico è un servizio giornaliero che ha una sua naturale “scadenza”. Come tutti i prodotti, va utilizzato nel periodo indicato, scaduto il quale, il bollettino non garantisce più la qualità richiesta. Le previsioni in media si spingono difficilmente oltre i 5-6 giorni, o poco oltre, e presentano, con l’aumentare dei giorni, errori sempre più ampi, essendo basate sul supporto di modelli matematici soggetti ad una serie di incertezze crescenti nel tempo. Ciò è dovuto ad diversi fattori, tra i quali possiamo ricordare:
· la rete di osservazione mondiale che per diverse ragioni, legate a costi e logistica, non riesce a coprire sufficientemente tutte le regioni del globo (pensate ai vasti oceani, su cui le osservazioni disponibili sono molto poche, al confronto di quelle terrestri!)
· la semplificazione dei calcoli e delle formule modellistiche, rispetto alla realtà;
· la rappresentazione orografica presente nella modellistica (semplificata rispetto alla realtà);
· Il grado di caos presente nell’atmosfera che, con l’aumentare del tempo, rende la previsione influenzata da un numero praticamente infinito di fattori.
· Perché l’atmosfera è un sistema complesso e caotico e quanto ciò influisce sulla previsione?
E’ bene ricordarsi che l’atmosfera è caotica e, quindi, oltre un determinato tempo diviene imprevedibile, in quanto influenzata da un numero quasi infinito di fattori.
Questa sua particolare natura può essere sfruttata per capire quanto la previsione sia imprecisa e quali possono essere le eventuali evoluzioni alternative (deviazioni) del tempo, rispetto alla previsione deterministica presentata dal modello: in questo caso, si parla di previsione d’insieme (ensemble Prediction).
Per dare qualche numero, la previsione a 24 h presenta mediamente una decina di previsioni sbagliate l’anno, vale a dire, presenta, ogni mese e mezzo, una previsione sbagliata.
Le previsioni a 48 h presentano una trentina di giorni l’anno (cioè uno sbaglio, in media, ogni due settimane), mentre le previsioni a 72 h sono ancora più imprecise, in quanto evidenziano difformità in almeno un centinaio di giorni l’anno (circa un giorno a settimana sbagliato!).· Quali differenze tra la previsione a breve e medio termine?
Le previsioni meteorologiche a breve termine (attorno alle 48 h) grazie ai modelli e alla professionalità del previsore, possono raggiungere un’attendibilità sicuramente alta (dall’80-85 % in su), in quanto, per i primi giorni, i centri d’azione (depressioni, anticloni, fronti ecc) sono attendibilmente predetti nella loro evoluzione dai modelli attualmente disponibili sul mercato; ciò non toglie che possano presentarsi sfasamenti temporali che, comunque, possono essere corretti dall’esperienza del forecast.
Se andiamo tra le 72 h e 120 ore (3-4 giorni), entriamo nella previsione di medio termine e l’attendibilità inizia a calare fin al 70% circa; ciò è dovuto al fatto che le strutture meteorologiche continuano ad essere individuate dalla modellistica ma aumenta notevolmente l’incertezza locale sulla loro dinamica e sul loro relativo posizionamento nel tempo: il tutto si traduce, ovviamente, in una maggiore incertezza previsionale.
Andando ancora più lontano nel tempo, l’errore aumenta al 60 %, al 50% e così via.
Tali previsioni, tuttavia, sono utili per comprendere la tipologia dominante di tempo meteorologico e, quindi, per facilitare la pianificazione di massima di diverse attività (agricole, nautiche, sportive ecc). Sarà sempre il previsore, grazie alla sua esperienza, la sua capacità di confrontare di giorno in giorno i nuovi prodotti (dati, modelli ecc), la conoscenza della predicibilità di un evento, a tarare la nuova previsione a medio termine, in modo che sia efficace ed utile, al di là del minor grado di probabilità che caratterizza le previsioni a medio termine.
Ricordiamo, infine, che, come dice la parola stessa, la previsione è una previsione di massima dell’evoluzione del tempo, e che, quindi, pur rispecchiandosi spesso nel tempo meteorologico reale, non può, e non potrà mai, avere le caratteristiche di una certezza!· E’ possibile prevedere i fenomeni temporaleschi e localizzarli?
Per rispondere, è utile rifarsi ad una regola generale che vale nel campo delle previsioni meteorologiche: più è spinto il dettaglio della previsione e sono ridotte le dimensioni spazio temporali del fenomeno d’interesse, più breve è l’anticipo con cui si può ottenere una previsione corretta. Così, per temporali che hanno una dimensione di pochi km ed una breve durata,
un anticipo di poche ore è il massimo che si può pretendere, se si vuole ottenere una corretta localizzazione, durata e previsione della sua intensità. A scadenze maggiori (da 24 a 72 h), è invece ragionevole attendersi una buona previsione per strutture atmosferiche di maggiori dimensioni ed a evoluzione più lenta, quali fronti e depressioni che normalmente si estendono per centinaia di km e che si evolvono in più giorni. In seno a queste strutture si potrà prevedere le condizioni favorevoli allo sviluppo di fenomeni di dimensioni inferiori come i temporali: è quindi possibile prevedere la possibilità di temporali intensi sul territorio, con la consapevolezza, però, che attualmente è impossibile predirne la precisa localizzazione, in quanto tali fenomeni sono talmente territorialmente limitati da sfuggire anche alle analisi modellistiche.
Per la Liguria, il Centro Funzionale MeteoIdrologico di Protezione Civile della Regione Liguria (CFMI-PC) emette quotidianamente la previsione di probabilità di temporali intensi attraverso avvisi di alta o bassa probabilità di precipitazione; le previsioni sono consultabili sia nel bollettino di vigilanza (http://www.meteoliguria.it/cfunz.html) che negli avvisi del bollettino Liguria (http://www.meteoliguria.it/meteo_fr.html ).· I dati e le osservazione a disposizione degli scienziati confermano il progressivo riscaldamento della terra (global warming)? Quali sono i punti sui quali ormai sono concordi?
Il global warming è ormai una realtà e i rapporti del Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC), che riunisce i maggiori scienziati di tutto il mondo ha evidenziato come la temperatura superficiale media della terra è salita di circa0.7 °Cnel corso del XX secolo, con punte di dal 1920 al 1950 e poi a partire dal '75; il primo picco dovrebbe essere dovuto all'incremento delle emissioni legate ai all'incremento della produzione industriale legata al conflitto mondiale, mentre quello ancora in atto si dovrebbe principalmente all'aumento della concentrazione dei gas serra (la concentrazione CO2 sta raggiungendo il suo massimo storico di 400 ppm). La temperatura globale oggi risulta effettivamente superiore a quella di ogni altro periodo negli ultimi 500-1000 anni e quel che più preoccupa è soprattutto la rapidità dell'incremento in atto.
· Ci sono altri fattori oltre a quello umano che potrebbero aver in qualche modo spiegare la variabilità della temperatura? si può stimare il loro contributo?
La variabilità della temperatura globale media è per la gran parte causata da 4 fattori: variabilità delle emissioni solari, grandi eruzioni vulcaniche, aerosol di solfati antropogenici e gas serra. Tra gli scienziati è ormai opinione comune che questi ultimi siano i principali responsabili del global warming.
· L'innalzamento dei mari e la riduzione dei ghiacciai sono legati al riscaldamento globale? come stanno effettivamente le cose?
Quel che è certo è che il livello dei mari si è innalzato di circa6.5 cmnegli ultimi 40anni, dei quali poco oltre i 2.5 nell'arco dell'ultimo decennio, mentre l'estensione media dei ghiacciai si è ridotta del 15-20% dal 1978 , dati di inzio delle misurazioni satellitari.
· Quale potrebbe essere nel lungo termine l'andamento della temperatura ?
Dalle simulazioni a disposizione è evidente che la temperatura globale media continuerà a salire nel corso di questo secolo con un forchetta che va da1.5 a5 °Ca seconda o meno di fattori imprevedibili e della quantità di gas serra.
· Da chi son prodotte le scie degli aerei (contrails)che osserviamo di frequente in cielo ? Perchè in alcuni periodi sono più frequenti e quindi maggiormente visibili?
Le scie di condensazione son per la maggior parte prodotte dal normale traffico commerciale durante la navigazione di crociera ad alta quota. Le scie di condensazione si formano quando aria calda e umida proveniente dagli scarichi aerei si mescola con l'aria dell'alta atmosfera, caratterizzata da una bassa pressione di vapore e temperatura. In particolare nel periodo più freddo le scie tendono ad essere più frequenti, perdurare ed espandersi (spreading), oltre ad essere trasportate dalle correnti aeree. In particolari condizioni estremamente favorevoli, tali scie possono persistere nel tempo anche per ore, incrociandosi e allungadosi attraverso strani, quanto inquietanti giochi (ricordiamo che esistono diverse aerovie con diverse altezze e direzioni). Ricordiamo come la presenza di scie di condensazione sia aumentata anche a causa dell'incremento dei dei voli aerei (si stima un incremento annuo del 3-5%).
· Rispetto al global worming quale è il contributo delle scie di condensazione?
Poichè le scie comportano un aumento della nuvolosità alta (cirri) si ha un possibile 'effetto serra' locale, caratterizzato da un aumento delle temperature medie giornaliere per le zone più interessate da questo tipo di velature. Trascurando il pesante contributo di gas serra prodotto dal solo traffico aereo, recenti studi evidenzierebbero come l' incremento della copertura nuvolosa associato alle scie di condensazione abbia delle implicazioni sul cambiamenti climatici. Recenti studi mostrano come le contrails su scala globale possano coprire 0.1-0.2% della superficie terrestre, mentre localmente tale valore sembrerebbe aumentare decisamente spingendosi fino al 20% della superficie. Le simulazioni per il 2050 mostrerebbero un continuo aumento della copertura nuvolosa in particolare sull'emisfero settentrionale e sull'oceania (dati NASA).
· Un aumento o diminuzione delle contrails possono essere elementi predittivi dell'evoluzione meteorologica?
La formazione di scie di codensazione e i cambiamenti meteorologici a breve medio termine (da1 a4 giorni), sembrano mostrare una certa relazione almeno per quel che riguarda le scie di condensazione persistenti (con tempo di vita nell'ordine dell'ora). Infatti mentre scie di condensazione di bassa e media persistenza (da1 a10 minuti circa) non sono per forza seguite da cambiamenti del tempo, invece la presenza di scie ad elevata persistenza e spreading (vedi sopra) indicherebbero un cambiamento assai probabile delle condizioni meteorologiche verso il brutto tempo. In tali condizioni capita spesso che le scie espandendosi assomiglino alle nubi naturali del genere Cirrus presenti in quota con una persistenza anche di qualche ora.
Compiti di ARPAL:
· Come nasce un bollettino meteo per la Liguria?
Particolare importanza rivestono i dati modellistici nazionali, disponibili anche nel sito meteoliguria alla voce “modelli” (http://www.meteoliguria.it/level1/model.html), e internazionali; questi si differenziano per la fisica su cui si basano, per la complessità, nonché per il grado di risoluzione presentata (distanza dai punti griglia). Il responsabile del centro meteorologico regionale o nazionale, assieme al team di previsori, devono decidere quale e quanti modelli utilizzare nella fase operativa (secondo le performance del modello stesso, il grado di affidabilità in relazione ai diversi parametri meteo, altre caratteristiche specifiche…), confrontando tra loro le diverse previsioni e interpretando opportunamente i risultati, secondo le proprie conoscenze meteo locali e l’esperienza acquisita quotidianamente in fase previsionale; in sostanza, viene fatto un delicato lavoro di diagnosi e prognosi; un po’ come farebbe “un medico dell’atmosfera”!
· Che differenza c’e’ tra Allerta 1 e Allerta 2 in Liguria?
Lo stato di allerta 1 è conseguente a uno scenario che configura ALLAGAMENTI DIFFUSI in ambito urbano ed extraurbano; un innalzamento dei livelli negli alvei dei corsi d’acqua che può provocare inondazioni localizzate nelle aree contigue all’alveo e possibile innesco di FRANE e SMOTTAMENTI localizzati dei versanti; si prevede una MODERATA pericolosità per l’incolumità delle persone e dei beni.
Lo stato di allerta 2 configura innalzamento dei livelli negli alvei dei corsi d’acqua in grado di provocare FUORIUSCITA delle acque, ROTTURA degli argini, SORMONTO di ponti e passerelle ed INONDAZIONE delle aree circostanti e dei centri abitati e probabile innesco di FRANE e SMOTTAMENTI dei versanti in maniera diffusa ed estesa; si prevede una ELEVATA pericolosità per l’incolumità delle persone e dei beni.
Inquadramento generale:· Cosa sono le radiazioni ionizzanti?
Con il termine radiazioni si comprendono comunemente alcuni fenomeni, tra loro differenti, che hanno in comune il trasporto di energia nello spazio. Sono radiazioni, ad esempio, la luce visibile, le onde radiotelevisive, le emissioni di particelle o di fotoni X o γ (gamma) da parte di un elemento radioattivo. L'energia trasportata dalla radiazioni viene ceduta quando la radiazione interferisce con la materia attraversata.
Se una radiazione ha energia sufficiente, può ionizzare il mezzo attraversato, ossia produrre cariche positive e negative.
A seconda che la ionizzazione del mezzo irradiato avvenga per via diretta o indiretta le radiazioni vengono distinte in radiazioni direttamente ionizzanti e radiazioni indirettamente ionizzanti.
Le radiazioni direttamente ionizzanti sono particelle cariche elettricamente, come le particelle α (alfa) e le particelle β (beta). Esempi di radiazioni indirettamente ionizzanti sono i fotoni X e γ e i neutroni.
Più tecnicamente, si hanno radiazioni ionizzanti quando si ha trasferimento di energia in forma di particelle α (nuclei di elio cioè due neutroni e due protoni), β (- o + a seconda che si tratti di elettroni o positroni ) o onde elettromagnetiche con lunghezza di onda non superiore a 100 nm (nano metri) o con frequenza non minore di 3*1015 Hz in grado di produrre ioni direttamente o indirettamente.· Come si misurano?
La prima unità di misura introdotta per esprimere l’attività di una sostanza radioattiva fu il curie (Ci): corrisponde all’attività di circa 1 gdi radio, e vale 37.000 miliardi di disintegrazioni al secondo. Nel Sistema Internazionale, in luogo del curie si adotta il più pratico BEQUEREL (Bq), che corrisponde a 1 disintegrazione al secondo.
Per quantificare la dose di radiazioni necessaria a produrre effetti visibili sulla materia si misura l’energia assorbita per unità di massa ed in particolare:
la DOSE ASSORBITA che è definita come la quantità di energia che viene liberata dalle radiazioni ionizzanti per unità di massa, ed è la grandezza che misurano gli appositi strumenti chiamati dosimetri, ed il suo significato è del tutto generale e non legato specificatamente all’interazione delle radiazioni con i tessuti biologici ed è misurata in Gy (gray);
la DOSE EQUIVALENTE che è definita come la DOSE ASSORBITA media in un tessuto o organo, ponderata in base al tipo e alla qualità della radiazione ed è misurata in Sv (sievert);
la DOSE EFFICACE che è definita come la sommatoria delle dosi equivalenti nei diversi organi ed è misurata in Sv (sievert).· Cosa è il tempo di decadimento?
L'emivita (o tempo di dimezzamento) di un isotopo radioattivo è definita come il tempo occorrente perché la metà degli atomi di un campione puro dell'isotopo decadano in un altro elemento. In altre parole, il tempo di dimezzamento, è il tempo richiesto perché il numero dei nuclei radioattivi diminuisca di una metà del valore iniziale.
· Esiste una normativa in materia di radiazioni ionizzanti?
Sono diverse le normative che regolano questa materia:
· D.Lgs 230/95 “Attuazione delle direttive Euratom 80/836, 84/467, 84/466,89/618, 90/64, 92/3 in materia di radiazioni ionizzanti”, modificato e integrato dal D.Lgs. 241/00 “Attuazione della direttiva 96/29/Euratom in materia di protezione sanitaria della popolazione e dei lavoratori contro i rischi derivanti dalla radiazioni ionizzanti”, dal D.Lgs. 257/01 “Disposizioni integrative e correttive del D.Lgs. 241/00, recante attuazione della direttiva 96/29/Euratom in materia di protezione sanitaria della popolazione e dei lavoratori contro i rischi derivanti dalla radiazioni ionizzanti” e dal D.Lgs 23/2009 Attuazione della direttiva 2006/117/Euratom, relativa alla sorveglianza e al controllo delle spedizioni di rifiuti radioattivi e di combustibile nucleare esaurito;
· D.Lgs 187/2000 “Attuazione della direttiva 97/43/Euratom in materia di protezione sanitaria delle persone contro i pericoli delle radiazioni ionizzanti connesse ad esposizioni mediche”;
· D.Lgs 52/2007 “attuazione della direttiva 2003/122/CE Euratom sul controllo delle sorgenti radioattive sigillate ad alta attività e delle sorgenti orfane;
· L.R. 45/2000 “ modifiche alla L.R. 21/06/1999 (adeguamento alle discipline e conferimento delle funzioni agli enti locali in materia di ambiente, difesa del suolo ed energia). Inserimento del capo VII bis “Tutela dall’inquinamento delle radiazioni ionizzanti”.
· Per che cosa vengono utilizzate le sostanze radioattive?
In generale possono essere individuati due settori di utilizzo: industriale e sanitario.
· In campo industriale per il controllo del flusso di scorrimento di liquidi in condutture; verifica delle operazioni nella lavorazione del petrolio (cracking); controllo di livello in serbatoi, silos e altiforni; controllo e valutazione dello spessore in lamine metalliche; controllo di saldature e giunzioni (gammagrafie); sterilizzazione per l’industria agro-alimentare; prodotti tecnologici (parafulmini, dispositivi antincendio, ionizzatori per l’industria cartiera e non, gascromatografi.
· In campo sanitario per attività presso i servizi di Medicina Nucleare (scintigrafie, flussimetrie, analisi funzionali, ecc); Radioterapia metabolica; Brachiterapia endocavitaria e interstiziale; teleradioterapia con sorgenti esterne (cobaltoterapia); sterilizzazione ematica; analisi di laboratorio R.I.A.( Radio-Immuno-Assay).
· Che cos’è l’uranio impoverito?
L’uranio impoverito o depleto è formato da una miscela di U-238 e U-235 nella quale la percentuale di U-235 è inferiore allo 0,7%.
Compiti di ARPAL:
· Quali compiti ha ARPAL in materia di radiazioni ionizzanti?
ARPAL ha diverse incombenze:
· vigilanza e controllo inerenti l’utilizzo di materiale radioattivo, le sorgenti di radiazioni ionizzanti e la radioattività ambientale anche in rapporto a fattori causali quali quelli geologici ed antropici;
· controlli analitici di tipo radiometrico sulle diverse matrici ambientali e alimentari;
· attività nell’ambito del piano di emergenza esterno inerente la sosta di navi a propulsione nucleare nell’ambito regionale di competenza;
· supporto agli enti preposti alla gestione delle emergenze ambientali con particolare riferimento alla partecipazione ai piani provinciali di Difesa Civile (NBCR), nonché assicurare la partecipazione ai piani di emergenza per eventi di carattere radiologico;
· gestione per conto della Regione Liguria il catasto regionale delle sorgenti di radiazioni ionizzanti.
· Esistono monitoraggi in continuo della radioattività ambientale?
Esistono diversi sistemi di monitoraggio in continuo della radioattività ambientale. ARPAL gestisce una stazione di rilevamento della dose ambientale (Gy) e si avvale inoltre di due campionatori d’aria su filtro.
NIR - Radiazioni Non Ionizzanti
Inquadramento generale:· Cosa sono le radiazioni non ionizzanti?
Le radiazioni non ionizzanti sono forme di radiazioni elettromagnetiche, comunemente chiamate campi elettromagnetici, che, al contrario delle radiazioni ionizzanti, non possiedono l’energia sufficiente per modificare le componenti della materia e degli esseri viventi (atomi, molecole); sono quindi molto diffuse nel territorio, derivando sia dalla presenza di impianti di produzione, trasformazione e trasporto di energia elettrica che dalla presenza di antenne radiotelevisive o radiobase.
I valori di queste radiazioni variano molto sul territorio perché l’intensità delle onde elettromagnetiche dipende dalla distanza del recettore dal corpo emittente, oltre che dalle specifiche caratteristiche tecniche del singolo impianto
· Le radiazioni prodotte dai campi elettromagnetici sono pericolose per la salute umana?
Dal sito dell’Istituto Superiore della Sanità:
· Campi elettrici e magnetici a frequenza industriale (ELF):
L'energia elettrica viene prodotta, trasportata, distribuita e consumata attraverso correnti alternate, alla frequenza di 50 Hz. Attorno ai conduttori si generano campi elettrici e magnetici che oscillano alla stessa frequenza e che possono interferire con i sistemi biologici, compreso il corpo umano. Sono documentati effetti riconducibili alla stimolazione di tessuti elettricamente eccitabili, a livelli di esposizione molto superiori a quelli normalmente riscontrabili negli ambienti di vita, ma che possono incontrarsi in alcuni ambienti di lavoro. Alcuni studi epidemiologici hanno suggerito che l'esposizione cronica a campi magnetici a bassa frequenza possa favorire lo sviluppo di una particolare forma tumorale, la leucemia infantile. Le indicazioni epidemiologiche non sono però sostenute dai risultati degli studi di laboratorio in vitro e in vivo, né è stato individuato alcun meccanismo biologico di interazione che possa plausibilmente spiegare le osservazioni. Sulla base delle conoscenze scientifiche attuali l'Agenzia internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC) ha classificato nel 2001 i campi magnetici a frequenza estremamente bassa (comprendenti quelli a 50 Hz) come forse cancerogeni per l'uomo. Il rischio individuale sarebbe comunque basso e limitato ad una fascia estremamente ristretta della popolazione.· Campi elettromagnetici a radiofrequenza e microonde (RF):
Numerose tecnologie fanno uso di campi elettromagnetici ad alta frequenza. Questi campi, che oscillano a frequenze di milioni o miliardi di hertz (megahertz e gigahertz rispettivamente) vengono indicati come campi a radiofrequenza e microonde. Gli utilizzi industriali sono numerosissimi, soprattutto in processi che richiedono un riscaldamento (essiccazione, incollaggio, fusione ecc.); la protezione dei lavoratori esposti costituisce quindi un problema sanitario di rilievo. La popolazione generale, invece, è esposta soprattutto ai campi generati dai sistemi di trasmissione radiotelevisiva e di telecomunicazione in genere. Esposizioni elevate possono verificarsi nelle immediate vicinanze di potenti antenne radiotelevisive, ma i livelli di campo elettromagnetico diminuiscono rapidamente allontanandosi da queste. Sono documentati effetti biologici potenzialmente nocivi, riconducibili all'assorbimento di energia elettromagnetica e a un conseguente riscaldamento dei tessuti (effetti termici). Non sono invece documentati effetti a lungo termine in conseguenza di esposizioni croniche a livelli che possono ragionevolmente incontrarsi in ambienti di vita.· Il campo elettromagnetico generato dagli elettrodotti e dalle antenne è lo stesso?
No: gli impianti per il trasporto e la distribuzione dell'energia elettrica, operanti in Italia alla frequenza di 50 Hz, generano campi elettromagnetici a bassissima frequenza. In presenza di una frequenza molto bassa è corretto trattare separatamente il campo elettrico, dipendente dalla tensione di linea, e quello magnetico, dipendente invece dalle correnti di carico. I campi elettromagnetici a radiofrequenza (antenne) vengono immessi nell'ambiente da qualsiasi antenna trasmittente; in particolare, emettono radiofrequenza gli impianti per la diffusione delle trasmissioni radiotelevisive (soprattutto i ripetitori radiofonici) e, in misura minore, le stazioni radio base per la telefonia cellulare. In questo caso le componenti elettrica e magnetica del campo sono tra loro fortemente connesse.
· Quale è la legislazione di riferimento?
· I riferimenti normativi sono costituiti dalla Legge Quadro n. 36/01 “Legge quadro sulla protezione dalle esposizioni ai campi lettrici, magnetici ed elettromagnetici”, e dai rispettivi decreti applicativi: DPCM 8 luglio 2003 “Fissazione dei limiti di esposizione, dei valori di attenzione e degli obiettivi di qualita' per la protezione della popolazione dalle esposizioni a campi elettrici, magnetici ed elettromagnetici generati a frequenze comprese tra 100 kHz e 300 GHz” e il DPCM 8 luglio “Fissazione dei limiti di esposizione, dei valori di attenzione e degli obiettivi di qualità per la protezione della popolazione dalle esposizioni ai campi elettrici e magnetici alla frequenza di rete (50 Hz) generati dagli elettrodotti”.
Compiti di ARPAL:
· Campi elettromagnetici in genere: cosa fa ARPAL?
Secondo quanto stabilito dall'art.14 della legge n.36/2001 "Legge quadro sulla protezione dalle esposizioni a campi elettrici, magnetici ed elettromagnetici" le funzioni di vigilanza e controllo sanitari e ambientali sono affidate alle Amministrazioni comunali (e provinciali) che effettuano le opportune verifiche. Le suddette Amministrazioni si avvalgono del supporto tecnico delle Agenzie Regionali per la Protezione dell'Ambiente (ARPA).
Le attività di questo settore sono principalmente riconducibile a quanto previsto dalla LR 41/99, in particolare i compiti di ARPAL possono essere riassunti come segue:· "(Catasto delle sorgenti fisse di inquinamento elettromagnetico) ." (articolo 72 sexies)
ARPAL, per conto della Regione, realizza e aggiorna, sulla base della documentazione pervenuta, il catasto degli sistemi e le apparecchiature, quali stazioni radiobase per telefonia mobile, radar, impianti per emittenza radiotelevisiva, che possono comportare l'esposizione della popolazione a campi elettromagnetici a frequenze comprese tra 100 KHZ e 300 GHZ, nonché gli elettrodotti intesi quali l'insieme delle linee elettriche, delle sottostazioni e delle cabine di trasformazione.· "(Procedure per l'installazione di impianti di teleradiocomunicazione e obiettivi di qualità)" (articolo 72 septies)
ARPAL deve verificare le perizie contenenti le caratteristiche tecniche dell'impianto, la rilevazione del campo elettromagnetico di fondo già esistente nel sito e una dichiarazione di conformità ai limiti imposti alle emissioni elettromagnetiche dalla normativa vigente, presentate dai gestori prima dell'installazione o della modifica di impianti per teleradiocomunicazione. A seguito dell'installazione ARPAL deve verificare verifica la congruità dei livelli di esposizione effettivi con quelli dichiarati nella perizia.· "(Impianti esistenti)" (articolo 72 octies)
ARPAL deve effettuare le stesse verifiche previste per l'installazione di nuovi impianti.· "(Controlli)" (articolo 72 novies)
ARPAL deve effettuare le attività di controllo previste dalla presente legge con una periodicità almeno annuale. Inoltre a titolo oneroso ARPAL può effettuare su richiesta misurazioni o valutazioni specifiche ulteriori rispetto alla periodicità minima.· "(Procedure di autorizzazione di elettrodotti)" (Articolo 72 duodecies)
ARPAL affianca la provincia con valutazioni tecniche in materia di verifica dell'esposizione della popolazione ai campi elettromagnetici. La comunicazione preventiva e le relative valutazioni tecniche dell'ARPAL non sono dovute per le opere relative a linee ed impianti elettrici per il trasporto, la trasformazione e la distribuzione di energia elettrica con tensione nominale fino a 1000 V.· "(Cabine secondarie a media/bassa tensione)" (Articolo 72 terdecies)
ARPAL redige un parere tecnico per i Comuni che lo acquisiscono per determinare la migliore ubicazione delle cabine stesse al fine di assicurare una minore esposizione ai campi elettromagnetici della popolazione interessata.· Campi elettromagnetici ad alta frequenza: cosa fa ARPAL?
Quanto operato da ARPAL in materia di campi elettromagnetici a radiofrequenza è fondamentalmente suddivisibile in: a) attività di controllo, effettuata per conto delle Autorità Comunali; b) altre attività, svolte sia d'iniziativa che su richiesta.
L'attività da rendere nei confronti dei Comuni risulta essere, come previsto dalla L.R. 41/99, la seguente:1. Controllo annuale su tutti gli impianti a radiofrequenza: richiedendo l'espletamento di tale attività una quantità di risorse ben maggiore di quanto attualmente disponibile, è soggetta a controllo periodico annuale solo una percentuale degli impianti attualmente esistenti, assegnando maggiore priorità agli impianti in riferimento ai quali possono essere previsti livelli di campo significativi. A tale fine sono prioritariamente verificate le seguenti tipologie di sito:
o Siti radiotelevisivi per cui sono emersi livelli di campo superiori ai limiti di legge
o Siti radiotelevisivi già bonificati, ma meritevoli di ulteriore sorveglianza
o Siti per telefonia cellulare per i quali siano emersi valori di campo prossimi ai limiti di legge. Sono controllate, nei limiti del possibile, anche quelle situazioni in riferimento alle quali viene inoltrata specifica richiesta da parte del Comune o dei cittadini.
2. Esame preventivo perizie relative a nuovi impianti: tale attività, per la quale la legge 41/99 impone ad ARPAL dei tempi di risposta ben precisi, è espletata in maniera compiuta per ogni impianto per il quale sia presentata regolare perizia giurata.
ARPAL sta quindi focalizzando i suoi sforzi sul controllo degli impianti radiotelevisivi, ed in particolare ha condotto, e sta attualmente conducendo, diversi interventi di bonifica. Nell'ambito di questi interventi ARPAL procede, oltre alle rilevazioni di campo elettromagnetico in contraddittorio con le emittenti, sia preventive che consuntive, alla predisposizione del piano di riduzione a conformità, alla luce di quanto disposto dal DM 381/98, al supporto tecnico alle Autorità Comunali territorialmente competenti nella stesura dei necessari provvedimenti ed alla verifica e parere tecnico sui progetti di modifica presentati dalle emittenti al fine di ottemperare a quanto richiesto dal piano di riduzione a conformità.
Tra le principali attività non direttamente finalizzate al controllo troviamo la realizzazione ed aggiornamento del catasto informatizzato degli impianti a radiofrequenza. Questo catasto comprende sia gli impianti fissi delle reti di telefonia cellulare sia gli impianti per diffusione radiotelevisiva.· Campi elettromagnetici a bassa frequenza: cosa fa ARPAL?
Quanto operato da ARPAL in materia di campi elettromagnetici a radiofrequenza è fondamentalmente suddivisibile come segue:
a. attività di controllo, effettuata per conto delle Autorità Provinciali;
b. altre attività, svolte sia d'iniziativa che su richiesta.L'attività da rendere nei confronti delle Province risulta essere, come previsto dalla L.R. 41/99, la seguente:
1. l'espressione di una valutazione tecnica su qualunque nuova installazione per la distribuzione dell'energia elettrica, comprese le cabine di trasformazione ed escluse le linee a bassa tensione. Tale attività viene espletata in maniera compiuta per ogni impianto per il quale sia presentata regolare documentazione
2. controlli sugli elettrodotti: tale attività, che la LR 41/99 definisce in termini generici, viene espletata, visto il programma di controllo ambientale presentato da alcune Province, come segue:
o effettuazione degli eventuali interventi di natura tecnica per i quali nel corso dell'anno le Amministrazioni Provinciali dovessero far richiesta, valutando congiuntamente alle stesse le necessità e le priorità.
o Effettuazione di ulteriori controlli, sia in occasione di richiesta da parte dei Comuni o dei cittadini, sia su iniziativa.
Tra le principali attività non direttamente finalizzate al controllo troviamo la realizzazione ed aggiornamento del catasto informatizzato degli elettrodotti.
· Esiste un catasto delle sorgenti elettromagnetiche?
ARPAL ha realizzato e gestisce un archivio informatizzato delle sorgenti di campo elettromagnetico sia a radiofrequenza (trasmettitori radiotelevisivi [in fase di completamento n.d.r.] e per telefonia mobile) che a bassa frequenza (elettrodotti).
· ARPAL svolge valutazioni di impatto di sorgenti di campo elettromagnetico?
Vengono svolte le valutazioni di impatto di sorgenti di campo elettromagnetico quali elettrodotti, impianti per trasmissione radiotelevisiva e stazioni radio base per telefonia mobile, anche mediante l'uso di modelli di simulazione, necessarie al rilascio pareri a fini autorizzativi e come supporto ai Comuni per la verifica del rispetto dei valori di attenzione e qualità in prossimità di aree residenziali e per il rilascio di concessioni edilizie in zone prossime ad elettrodotti.
· Fa monitoraggio dei siti radiotelevisivi?
Viene effettuato un monitoraggio dei siti radiotelevisivi con analisi in banda stretta, al fine di identificare le emittenti presenti in ciascun sito, controllando anche il possesso delle autorizzazioni richieste dalla normativa vigente.
Esempi pratici:
· A chi è possibile rivolgersi per avere informazioni circa l'eventuale inquinamento elettromagnetico provocato da installazioni di antenne e ripetitori attigui alle abitazione e ai centri abitati?
Le informazioni relative all'inquinamento elettromagnetico provocato da installazioni di antenne e ripetitori radio possono essere richieste all'ARPAL. Le installazioni di tali impianti sono, tuttavia, autorizzate dal Comune, previa valutazione dell'impatto elettromagnetico sul territorio circostante da parte di ARPAL.
· A chi posso chiedere informazioni relativamente alle problematica dei campi elettromagnetici e quali procedure devo seguire per richiedere un controllo di ARPAL?
Nel caso si voglia richiedere un controllo, è necessario scrivere direttamente all’Amministrazione Comunale di competenza poiché la legislazione vigente stabilisce che le attività di vigilanza e controllo per l’attuazione dei contenuti della legge vengano esercitate dalle amministrazioni comunali, utilizzando le strutture dell’ARPAL. Il Comune, a seguito di verifiche, provvederà quindi a richiedere l’intervento dell'Agenzia. Le richieste fondate saranno discusse direttamente dall’ARPAL con l’amministrazione competente, che ha il potere di disporre controlli di ufficio.
· Nella zona in cui abito si verificano costantemente preoccupanti fenomeni quali mancato funzionamento di telecomandi, gravi disturbi sulla telefonia mobile, ecc., inducendo a pensare ad un pesante inquinamento elettromagnetico. A chi posso chiedere un sopralluogo per la verifica di un eventuale nocumento della popolazione?
Questi problemi sono di regola correlati con il malfunzionamento (o la non omologazione) di qualche apparato ad uso privato (ad esempio telefoni cordless), che va a "sporcare" la frequenza utilizzata dai telecomandi. Tali interferenze si verificano anche a livelli di campo molto bassi, per cui non c'è a priori motivo di pensare a pesanti condizioni di inquinamento elettromagnetico. Si suggerisce di richiedere innanzitutto l'intervento dell'Organo competente per i problemi di interferenze elettromagnetiche, che è l'Ispettorato Regionale del Ministero delle Comunicazioni, con sede a Genova in via Saporiti. A seguito delle indagini che l'Ispettorato condurrà sulle interferenze si potrà valutare in che termini ARPAL debba intervenire per gli eventuali problemi di natura ambientale.
· Abitando in prossimità di una stazione radio base, chiedo di conoscere i dati relativi alle potenze per ogni antenna, all'orientamento delle antenne e al tipo di antenna. Mi servirebbero tutti i dati sulle potenze e sull'orientamento per stimare il campo elettrico generato in un particolare punto.
I dati richiesti sono disponibili presso i nostri archivi. Trattandosi però di dati riservati, sono consultabili solamente secondo la procedura di richiesta di accesso agli atti amministrativi, da inoltrare all'URP (Ufficio Relazioni col Pubblico) della nostra Agenzia. Si deve, pertanto, formalizzare la richiesta fornendo i seguenti elementi: generalità, motivo dell'interesse diretto e personale (per es. la precisa residenza), fotocopia di un documento di identità. Dopo l'accettazione dell'istanza, si potrà venire presso i nostri Uffici per consultare l'intero fascicolo, estraendo (con un minimo costo) eventuali copie. I dati forniti restano comunque riservati e quindi si è tenuti alla non divulgazione.
Inquadramento generale:· Cos'è il radon?
Il radon è un gas radioattivo naturale, incolore e inodore. È generato dal decadimento del radio, cioè dal processo per cui una sostanza radioattiva si trasforma spontaneamente in un’altra sostanza, emettendo radiazioni. Il radio è, a sua volta, prodotto dalla trasformazione dell’uranio, presente nelle rocce, nel suolo, nelle acque e nei materiali da costruzione. Una volta formato, anch’esso decade, dando origine a tutta una serie di altri elementi chiamati prodotti di decadimento o figli del radon. Prima di decadere il radon rimane in vita per un tempo sufficientemente lungo da consentirgli di essere trasportato, in quanto gas, dai flussi di aria presenti nei suoli, anche a distanze notevoli, fino anche ad alcune centinaia di metri. Anche i figli sono radioattivi ossia decadono a loro volta emettendo radiazioni.
· Qual è l’unità di misura della concentrazione di radon in aria? Come si misura?
L’unità di misura della concentrazione di radon, secondo il Sistema di Unità Internazionale (SI) è espressa in Becquerel per metro cubo (Bq/m3), dove il Becquerel indica il numero di disintegrazioni al secondo di una sostanza radioattiva. I dispositivi più utili per misure lunghe, semestrali o annuali, nelle abitazioni, sono dosimetri passivi basati su rivelatori a tracce o elettreti, che danno come risultato una concentrazione media nel tempo di radon.
· È pericoloso?
È considerato il contaminante radioattivo più pericoloso negli ambienti chiusi e, a livello mondiale, si stima che sia responsabile di quasi il 50 per cento dell’esposizione media della popolazione alle sorgenti naturali di radiazione.
· L’inquinamento da radon è di origine naturale o umana?
È di origine naturale. Infatti il livello di radon è legato alla presenza di minerali radioattivi naturali nella crosta terrestre, da cui il radon è originato per decadimento.
· Come entra nelle case?
Essendo un gas, il radon fuoriesce dalle porosità e dalle crepe del terreno e da alcuni materiali da costruzione e, in misura generalmente minore, dall’acqua; mentre si disperde rapidamente in atmosfera, si accumula facilmente negli ambienti chiusi. Il radon può penetrare nelle abitazioni attraverso fessure, giunti di connessione, canalizzazioni degli impianti idraulici, elettrici e di scarico. Oppure può essere presente in alcuni materiali da costruzione, come cementi, laterizi, graniti o tufi.
· C'è il radon in Liguria?
Il radon in Liguria è presente ovunque e la sua concentrazione è generalmente bassa. In particolare si può affermare che il valore medio della concentrazione di gas radon presente in Liguria è più basso rispetto alla media nazionale. Anche ove si siano riscontrati valori maggiori di concentrazione di gas radon in Liguria, dovuti principalmente al sottosuolo e precisamente nelle Province di Savona e La Spezia, si sono comunque ottenuti valori inferiori ai limiti di riferimento per la salvaguardia della popolazione dai rischi derivanti da esposizioni a sorgenti naturali di radiazioni, al di sopra dei quali occorre effettuare azioni correttive di risanamento.
· Quali condizioni determinano il livello di radon in un’abitazione?
Il livello di radon in un ambiente chiuso è influenzato da: caratteristiche del suolo sottostante l’edificio (contenuto di radio nel terreno, facilità di fuoriuscita dal suolo, presenza di faglie in vicinanza dell’edificio); caratteristiche dell’edificio (contenuto di radio e facilità di fuoriuscita dai materiali utilizzati, tipologia dell’edificio e dell’attacco a terra, tecnica costruttiva, modo in cui sono disposti i locali, stato e manutenzione dell’edificio); condizioni ambientali (temperatura, pressione, umidità, condizioni meteorologiche); stato/modo di utilizzo dell’edificio (riscaldamento, abitudini di vita, ricambi di aria, ecc).
· In quali locali dell’abitazione è maggiormente presente?
Il livello di radon in un ambiente chiuso è influenzato anche dal tipo di costruzione: generalmente, la sua presenza è maggiore nei locali interrati o seminterrati e al piano terra. Dal primo piano in poi, salvo casi piuttosto rari, la concentrazione cala drasticamente.
· È possibile liberare completamente la casa dal radon?
L'eliminazione completa non è possibile. Esistono però azioni di rimedio efficaci e controllate, attraverso cui è possibile ridurre la concentrazione a livelli accettabili.
· Anche i luoghi di lavoro sono a rischio radon?
In generale l’esposizione al radon sul luogo di lavoro è più bassa, perché il tempo di permanenza è più breve rispetto a quello trascorso all’interno delle abitazioni. Esistono però luoghi di lavoro in cui il livello di radon può essere molto elevato. È il caso delle miniere, delle grotte, dei locali seminterrati e interrati, degli ambienti posizionati in zone in cui le caratteristiche geologiche climatiche e architettoniche dell’edificio determinano elevati livelli di radon.
· Ci sono aree in cui il radon è assente?
Il radon è sempre presente ovunque. La sua concentrazione è generalmente bassa. Tuttavia è anche molto variabile, per cui esistono zone in cui la probabilità di locali con elevati livelli è maggiore.
· Quali sono le concentrazioni di radon medie in Italia e in Liguria?
La concentrazione media italiana è di circa 70 Bq/m3, una concentrazione superiore alla media mondiale che è di circa 40 Bq/m3. Alti livelli sono stati rilevati nei paesi scandinavi (fino a oltre 100 Bq/m3), a causa delle caratteristiche del suolo e delle rocce, spesso utilizzate come materiali da costruzione. In Italia sono state riscontrate alte concentrazioni medie di radon in Campania, Friuli-Venezia Giulia, Lazio e Lombardia. In Liguria, la concentrazione media regionale è risultata di circa 40 Bq/m3.
· È possibile non essere esposti in assoluto al radon?
No, ma l’esposizione può essere ridotta a livelli ritenuti accettabili diminuendo la concentrazione del radon all’interno dell’abitazione, tramite adeguate azioni di bonifica.
· Quali danni alla salute produce il radon?
Gli studi epidemiologici compiuti negli ultimi decenni hanno dimostrato che l’esposizione a concentrazioni elevate di radon aumenta il rischio di tumori polmonari. Tanto che, dopo il fumo di sigaretta, che rimane di gran lunga la più importante causa di tumore al polmone, il radon è considerato la seconda causa di questa malattia. L’Organizzazione Mondiale della Sanità (WHO-OMS) ha inserito il radon nell’elenco delle 75 sostanze ritenute cancerogene per l’uomo, assieme con benzene, amianto fumo di tabacco, ecc.
· È più pericoloso essere esposti a bassi livelli di radon per lungo tempo o ad alti livelli per tempi brevi?
A parità di esposizioni cumulative, è più pericoloso essere esposti in modo prolungato a bassi livelli piuttosto che essere esposti ad alte concentrazioni per tempi brevi.
· C’è una concentrazione di radon sotto la quale si può stare tranquilli?
Il rischio di sviluppare un tumore al polmone aumenta in modo lineare al crescere della concentrazione: se questa raddoppia, raddoppia anche il rischio. Non esiste una soglia al di sotto della quale non c’è rischio. La minima concentrazione possibile (fondo ambientale), è quella della concentrazione nell’atmosfera esterna (10-20 Becquerel per metro cubo).
· Qual è la legislazione in materia?
Per quel che concerne la presenza di radon negli ambienti di vita, non esiste una vera e propria normativa in materia. Sono comunque state predisposte Linee Guida Nazionali (RTI CTN AGF 4/2004) per le misure di radon realizzate dal gruppo di lavoro del CTN-AGF costituito da alcune Agenzie Regionali per la Protezione dell'Ambiente (ARPA) in collaborazione con l'Agenzia per la Protezione dell'Ambiente e per i servizi Tecnici (APAT, oggi diventato ISPRA): l'organismo nazionale che coordina tutte le ARPA Regionali. A livello europeo è stata emanata la Raccomandazione 90/143/Euratom del 21/11/1990 sulla tutela della popolazione contro l'esposizione al radon in ambienti chiusi. Per quel che concerne la presenza di radon negli ambienti di lavoro, in Italia è regolata dal D.Lgs nr. 230 del 17 marzo 1995 modificato ed integrato dal il D.Lgs nr. 241 del 26 maggio 2000 (allegato 1-Bis).
· Anche negli ambienti di lavoro è opportuno eseguire misure di radon?
La materia è regolata dal D.Lgs nr. 241 del 26 maggio 2000. E’ previsto l’obbligo della misura in tutti i luoghi di lavoro sotterranei e in luoghi di lavoro non sotterranei in zone ben individuate dalle Regioni e a seguito di pubblicazione sulla G.U..
· Come si può ridurre la concentrazione di radon nelle abitazioni?
Le tecniche di riduzione per ora applicate agiscono secondo alcuni principi che utilizzano sistemi di tipo passivo, cioè non meccanizzati, o di tipo attivo, cioè con consumo di energia. Nel caso della Liguria, dove il radon proviene soprattutto dal sottosuolo, le tecniche di riduzione devono mirare soprattutto a impedire o limitare l'ingresso del radon dal suolo.
· Quando è utile ventilare i vespai?
Questa tecnica è utilizzabile se l'edificio presenta una intercapedine al di sotto della soletta dell'attacco a terra. La presenza di venti potrebbe aiutare a ventilare naturalmente il vespaio, diluendo il gas proveniente dal terreno. Oppure è possibile utilizzare ventilatori che creano una pressione negativa o positiva al di sotto del solaio dell'edificio.
· Se non esiste un vespaio, com’è opportuno intervenire?
In assenza di un vespaio si possono impiegare diverse tecniche come: depressurizzazione del suolo con pozzetto o punto di aspirazione con condotta interna o esterna alla casa; depressurizzazione del suolo con tubi di drenaggio posati nel ghiaino (ventilazione, depressurizzazione naturale o forzata) oppure la pressurizzazione del suolo sotto la casa (Linee Guida Nazionali RTI CTN AGF 4/2005).
· È utile cambiare spesso l’aria tenendo le finestre aperte?
Arieggiare spesso i locali è un modo utile e immediato per diminuire la concentrazione di radon in casa, e favorisce anche lo smaltimento di numerosi altri inquinanti presenti nell'abitazione. Si tratta comunque di una misura temporanea, da adottare in attesa di soluzioni definitive. Le finestre devono essere aperte almeno tre volte al giorno, iniziando l'apertura dai locali posti ai livelli più bassi (anche interrati o seminterrati) e la chiusura da quelli posti ai piani più alti, per limitare l’effetto "camino".
· Come si può prevenire la presenza di alti livelli di radon durante la costruzione dell’abitazione?
Molte delle tecniche di rimedio utilizzate per ridurre la concentrazione di radon negli edifici già realizzati possono essere applicate, con una messa in opera molto più semplice, anche alle abitazioni in costruzione. Le soluzioni possono essere: ventilazione del vespaio; prevenzione della formazione di crepe, fessure e passaggi dei servizi; realizzazione di pozzetti interrati o esterni all’edificio con predisposizione di canali di ventilazione; aumento della pressione nella zona del vespaio, per contrastare la naturale fuoriuscita del gas dal terreno; utilizzo di particolari cementi antiritiro, che limitano il naturale ritiro che si verifica dopo ogni colata di cemento e la conseguente formazione di fessure nella fase di consolidamento.
· A chi ci si deve rivolgere per realizzare le bonifiche?
Per la realizzazione dei lavori di bonifica é consigliabile contattare un’impresa che sia a conoscenza del fenomeno, per esempio tramite l’ANCE (Associazione Nazionale Costruttori Edili). E’ importante che la ditta verifichi l’efficacia dell’intervento e rilasci una dichiarazione in tal senso.
Compiti di ARPAL:
· La Liguria ha partecipato alla Campagna Nazionale Radon proposta e coordinata dall'Istituto Superiore di Sanità e dall'ENEA/DISP (periodo dal 1991 al 1993)?
Sì, attraverso il Centro di Riferimento Regionale per la radioattivtà ambientale del Presidio Multizonale di Prevenzione, oggi transitato in ARPAL. I dati della Campagna Nazionale sono stati trasmessi, oltre che a ISS e ENEA/DISP, alla Regione Liguria ed ai singoli cittadini coinvolti in questa indagine. A seguito della Campagna Nazionale, l'ISS ed APAT hanno chiesto alle Regioni di realizzare ulteriori controlli sul territorio regionale, per identificare le aree ad elevata probabilità di alte concentrazioni di radon. Questo, al fine di razionalizzare sforzi e risorse da concentrare particolarmente sulle zone a rischio individuate, per particolari interventi di misura, risanamento e bonifica, e quindi di prevenzione dei possibili danni alla salute con l'obiettivo primario di ridurre il rischio di tumore polmonare in Italia. A breve dovrebbe partire il Piano Regionale di attuazione dell'indagine richiesta.
· Qual è il livello di radon in Liguria?
I dati ottenuti dalla Campagna Nazionale Radon sono consultabili sul sito dell'Agenzia per la Protezione dell'Ambiente e per i servizi Tecnici: www.apat.it.
· Cosa fa ARPAL?
Per tutelare la qualità dell'ambiente e la salute della popolazione, ARPA Liguria svolge diversi tipi di attività; tra queste, ad esempio, i monitoraggi della radioattività ambientale attraverso il controllo sulle matrici di origine alimentare ed ambientale, il monitoraggio della presenza di radon negli ambienti di vita e nei luoghi di lavoro. ARPAL ha anche il compito di divulgare i dati in suo possesso, di norma esposti nella Relazione sulla Stato dell'Ambiente in Liguria.
· Quanto costa fare una misurazione adeguata del radon? Quanto dura?
In base al tariffario regionale, consultabile sul sito di ARPAL alla pagina http://www.arpal.org/Org/tariffe.htm, una misurazione annuale, con strumentazione passiva, costa circa 100 euro, IVA inclusa. In caso di screening iniziale della durata di una settimana, con strumentazione attiva, il costo è di circa 450 euro, IVA inclusa.
· A chi rivolgersi per effettuare una misurazione?
Le misurazioni sono sempre a titolo oneroso per il richiedente e possono essere effettuate sia da ARPAL che da Ditte private certificate. Per chiedere l'intervento di ARPAL, basta inviare una mail di richiesta a info@arpal.org.
Inquadramento generale:· Cosa si intende per inquinamento acustico?
In campo ambientale, l'inquinamento acustico è definito da precise norme di legge. A prescindere dal disagio percepito dal cittadino, che è sempre soggettivo, per poter parlare di inquinamento acustico occorre dapprima valutarne la tipologia e le caratteristiche, le modalità ed il periodo di emissione della sorgente sonora, le zone ove sono situati la sorgente ed il recettore, l'effetto che le emissioni sonore producono presso i recettori (immissioni). Si avrà un caso di inquinamento acustico se non sarà rispettato uno specifico limite, tra quelli previsti dalla legge, per le diverse tipologie di rumore emergenti dall'indagine descritta in precedenza. Siccome tutti i provvedimenti di contenimento del rumore devono essere basati su misurazioni accurate, la legge stessa presuppone che il fenomeno sonoro osservato abbia, ovviamente, le caratteristiche di ripetibilità e riproducibilità necessarie alle operazioni di misurazione. Gli altri fenomeni, quindi, non possono ricadere sotto la dizione di "inquinamento acustico", ma devono essere regolamentati con disposizioni extra-acustiche.
· In che modo si attua la lotta contro il rumore?
Agendo sulle sorgenti di rumore, per esempio riducendo le emissioni alla fonte o migliorando le condizioni di mobilità all'interno di una certa porzione di territorio, o agendo sulla propagazione del rumore (allontanando il più possibile le aree residenziali dalle aree di maggiore emissione acustica); altra strada percorribile è quela che conduce all'adozione di sistemi di protezione passiva (barriere antirumore).
· Quali sono le modalità attraverso cui la legge intende controllare e ridurre l'inquinamento acustico convolgendo i vari soggetti istituzionali locali?
I Comuni devono attuare la classificazione acustica (o zonizzazione del territorio). Le Regioni, in base alla legge quadro 447/95 devono emanare specifiche leggi regionali che contengano le modalità di assegnazione delle classi, i criteri di realizzazione del piano di classificazione acustica comunale e gli aspetti amministrativi riguardanti la gestione comunale dell'inquinamento acustico.
· Cos'è la zonizzazione acustica?
La classificazione o zonizzazione acustica è uno strumento previsto dalla legge quadro sull'inquinamento acustico; consiste nella suddivisione del territorio comunale in zone cui sono associati limiti di rumorosità ambientale e limiti di rumorosità per ciascuna sorgente. Inoltre sono previsti limiti di attenzione che segnalano la presenza di un potenziale rischio per la salute umana o per l'ambiente, nonchè valori di qualità da conseguire nel breve, nel medio e nel lungo periodo, mediante tecnologie e metodiche di risanamento disponibili, al fine di realizzare gli obiettivi di tutela previsti dalla legge.
· Quali sono i riferimenti normativi principali sul rumore?
La legge quadro sull'inquinamento acustico è la legge 26 ottobre 1995, n. 447 che, assieme ai decreti attuativi emanati successivamente, definisce le competenze sia degli Enti Pubblici che compiono le azioni di ordinamento, pianificazione e controllo (Stato, Regioni, Province e Comuni), sia i parametri e i limiti per la definizione stessa dell'inquinamento acustico. Per quanto riguarda la normativa a livello europeo è possibile fare riferimento alla direttiva 2002/49, relativo alla gestione del rumore ambientale contenente gli adempimenti previsti per le città metropolitane e le infrastrutture di trasporto nella realizzazione di Mappature Acustiche Strategiche e gli appositi Piani d'Azione, nonchè alla direttiva 2000/14 (recepita in italia come D.L. n.262 del 4 settembre 2002), concernente l'emissione acustica ambientale delle macchine ed attrezzature destinate ad operare all'aperto. La direttiva 2000/14, infine, mira a ridurre l'inquinamento acustico agendo sulla sorgente.
Compiti di ARPAL:
· Con quali modalità Arpal controlla l'inquinamento acustico?
Nel controllo dell'inquinamento acustico, l'Agenzia per l'Ambiente garantisce il supporto tecnico agli Enti, soprattutto i Comuni, che detengono le relative competenze amministrative. Le province hanno la titolarità del controllo delle sorgenti di interesse sovracomunale, approvano le classificazioni acustiche comunali ed i piani di risanamento comunali, gestiscono campagne di misura nel territorio. Per conto delle Province i Dipartimenti provinciali dell'ARPAL partecipano alla redazione dei pareri per la classificazione acustica dei Comuni e svolgono indagini di misura sul territorio e, quando necessario, svolgono specifiche attività di controllo. I Comuni hanno i seguenti compiti: attività di controllo sulle sorgenti fisse e mobili; adozione della classificazione acustica comunale; redazione del piano di risanamento comunale e sua realizzazione; approvazione dei piani di risanamento aziendali; esame delle valutazioni di impatto acustico ambientale e di clima acustico per le nuove attività e per i nuovi insediamenti; rilascio di autorizzazioni in deroga per le attività temporanee; effettuazione di campagne di misura; adozione del regolamento comunale concernente le attività rumorose. L'ARPAL, in base alle richieste dei Comuni, esegue i controlli di cui sopra, effettua le campagne di misura, esprime pareri sui documenti tecnici sopra elencati. Inoltre, ARPAL partecipa ai lavori della commissione aeroportuale che sovrintende la gestione delle procedure antirumore degli aeroporti.
· Cosa fa ARPAL per prevenire o risanare le situazioni di elevato inquinamento acustico?
Per prevenire o risanare le situazioni di elevato inquinamento acustico, ARPAL svolge attività di diverso tipo: controllo, su richiesta dei Comuni, dei livelli di rumore (relazione fonometrica), onde verificare il rispetto dei limiti di legge; supporto tecnico agli enti locali sotto forma di pareri su attività temporanee; pareri su impatto acustico e clima acustico, indicazioni su regolamenti comunali inerenti l’acustica ambientale partecipazione a commissioni (es. pubblico spettacolo) afferenti l'inquinamento acustico, supporto alla Regione nella redazione della normativa regionale sul rumore.
Esempi pratici:
· Cosa deve fare un cittadino quando ritiene di trovarsi in una situazione di "inquinamento acustico"?
Una volta appurato che il caso in questione non ricada in un contesto di regolamentazione condominiale, comunale, civilitstico o penale, il cittadino può segnalare il problema all'autorità amministrativa competente, cioè, nella maggioranza dei casi, al Comune. L'ufficio comunale competente, stabilite le posizioni autorizzative delle sorgenti sonore sotto esame, provvede a svolgere gli accertamenti amministrativi; detti accertamenti potrebbero richiedere rilevazioni strumentali, per effettuare le quali il Comune può incaricare ARPAL. I tecnici di ARPAL effettueranno misurazioni presso l'Azienda responsabile e presso l'abitazione del segnalante. Le misurazioni saranno effettuate sia in concomitanza dell'immissione sonora lamentata, sia in sua assenza. Gli accertamenti possono dar luogo all'archiviazine della pratica, alla contestazione di una sanzione amministrativa, ad una eventuale denuncia penale, alla formulazione di un provvedimento ingiuntivo di competenza comunale, atto a far rientrare nei limiti di legge le immissioni sonore determinate dalla sorgente indagata.
· I miei vicini sono estremamente rumorosi, impedendomi di fatto di vivere tranquillamente. Posso chiedere ad ARPAL la misura del rumore che producono? Quanto mi verrebbe a costare?
Il caso menzionato ricade o nell'ambito penale o in quello civilistico. Il fenomeno sonoro dichiarato, in ogni caso, non è assoggettabile a procedure di misurazione (v. risposta a domanda "Cosa si intende per inquinamento acustico"). ARPAL, quindi, non ha competenze in merito, ad eccezione di eventuali incarichi conferiti dalla Magistratura.
· Qualora venga verificato il superamento dei limiti consentiti, chi ha la responsabilità di far rispettare le leggi in materia di inquinamento acustico?
I provvedimenti, di carattere amministrativo, conseguenti al non rispetto dei limiti di legge sono di competenza del Comune; tale Amministrazione infatti, essendo titolare delle attività di vigilanza e controllo, provvede ad espletare le funzioni inerenti l’erogazione delle sanzioni e all’eventuale emissione di ordinanze sindacali nei confronti dei soggetti trasgressori.
· Quali garanzie ho che l'inserimento di nuove attività rumorose avvenga in maniera oculata?
Ai sensi di Legge, ogni nuova attività deve essere sottoposta a valutazione di impatto acustico e deve dimostrare il rispetto dei valori limite, per quella specifica area, stabiliti nel piano comunale di zonizzazione acustica. Diversamente l’attività non può essere autorizzata.
· Nelle vicinanze della mia abitazione è presente un esercizio pubblico; gli avventori, alla fine della serata, si soffermano in strada, disturbando il mio riposo notturno con schiamazzi e grida. Posso chiedere che ARPAL controlli l'inquinamento acustico?
Le situazioni di disturbo, in ambiente esterno, riconducibili a schiamazzi oppure a rumorosità legata ad abitudini comportamentali poco civili, o all’interno di un ambiente abitativo, relative alla rumorosità non connessa ad attività produttive, commerciali, professionali o assimilabili, sono regolamentate dall’art. 659 comma 1 del Codice Penale “Disturbo delle occupazioni o del riposo delle persone”. Per segnalare tali situazioni e richiedere un intervento occorre rivolgersi alle competenti Autorità (Polizia Locale, Polizia di Stato, Carabinieri).
· Vorrei sapere qual è il livello di decibel consentito durante lo svolgimento di piano bar e sagre comunali, che si svolgono nelle immediate vicinanze di un centro abitato, e come si può richiedere una misurazione di decibel.
I limiti sono stabiliti dal Dpcm 14/11/97. Per le attività temporanee rumorose, il comune può rilasciare deroghe. Per poter rispondere in modo soddisfacente occorre, quindi, conoscere i contenuti dei provvedimenti organizzatori. L'autorità competente al controllo è il Comune; questi può avvalersi, per le misurazioni, di ARPAL.