FAQ Balneazione

Ultimo aggiornamento
Domenica, 20 Ottobre 2019
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  • Cos'è un “profilo di balneazione”?

     Un profilo di balneazione è un documento che contiene la descrizione della caratteristiche fisiche, geografiche ed idrologiche dell'area di balneazione, l'identificazione del punto di monitoraggio e delle possibili fonti di inquinamento che influiscono in maniera negativa sulla qualità delle acque di balneazione. Inoltre, nel profilo di balneazione è contenuta la valutazione dei potenziali rischi dovuti alla proliferazione di cianobatteri, macroalghe e/o fitoplancton.

     

  • Cosa sono gli Enterococchi intestinali e gli Escherichia coli?

     Gli Enterococchi intestinali sono batteri, di forma sferica, disposti a catenelle; fanno parte della flora microbica intestinale umana e animale. La loro presenza all'interno delle acque di balneazione è indice di contaminazione fecale. Il limite accettato per le acque marine è di 200 UFC/100 ml.

    Gli Escherichia coli sono batteri situati nella parte inferiore dell'intestino di animali a sangue caldo (incluso l'uomo). Il loro ritrovamento nei corpi idrici identifica la presenza di condizioni di fecalizzazione (è il principale indicatore di contaminazione fecale, assieme agli Enterococchi). Il limite di Escherichia coli accettato per le acque marine è di 500 UFC/100 ml.

     

  • Che cosa si intende per “misure di gestione”?

     Con tale termine si intendono le attività di seguito riportate:

    - istituzione e aggiornamento di un profilo delle acque di balneazione;

    - istituzione di un calendario di monitoraggio;

    - monitoraggio delle acque di balneazione tramite campionamento ed analisi;

    - valutazione della qualità delle acque di balneazione;

    - classificazione delle acque di balneazione;

    - identificazione e valutazione delle cause di inquinamento che potrebbero influire sulle acque di balneazione e nuocere alla salute dei bagnanti;

    - informazione al pubblico;

    - azioni volte ad evitare l'esposizione dei bagnanti all'inquinamento;

    - azioni volte a ridurre il rischio di inquinamento;

    - azioni volte alla rimozione delle cause di inquinamento ed al miglioramento delle acque di balneazione.

    Delle attività sopra descritte, all'Arpal competono il monitoraggio delle acque di balneazione, la valutazione della qualità delle acque di balneazione, la classificazione delle acque di balneazione, l'identificazione e la valutazione delle cause di inquinamento che potrebbero influire sulle acque di balneazione e costituire così un rischio per la salute dei bagnanti.

     

  • Quando un'acqua di balneazione può essere temporaneamente interdetta alla balneazione?

     Un'acqua di balneazione si definisce “interdetta alla balneazione” quando, a seguito di analisi sfavorevoli, il Sindaco decreta, con opportuno atto formale, la chiusura della stessa. Il Sindaco può interdire autonomamente la balneazione, in caso di pericolo immediato, al fine di preservare la salute dei bagnanti (es: rottura di una rete fognaria).

    Per qualsiasi altra informazione invitiamo a consultare la sezione “balneazione” del sito di Arpal: http://www.arpal.gov.it/homepage/acqua/acque-marino-costiere/balneazione.html.

      

  • Quando un'acqua di balneazione deve essere vietata permanentemente alla balneazione?

     Un'acqua di balneazione deve essere vietata permanentemente alla balneazione dopo 5 anni consecutivi in cui tale acqua è stata classificata “scarsa”.

    Per qualsiasi altra informazione invitiamo a consultare la sezione “balneazione” del sito di Arpal http://www.arpal.gov.it/homepage/acqua/acque-marino-costiere/balneazione.html.

 

 

  • Da cosa è causata la schiuma che spesso si vede sulla superficie del mare? Identifica una forma di inquinamento?

     Le schiume che a volte si scorgono sulla superficie del mare non sono sempre collegabili a forme di inquinamento: è spesso, al contrario, un fenomeno naturale, legato alla proliferazione di organismi di piccole dimensioni, uni o pluricellulari, di solito alghe e/o fitoplancton (insieme di organismi presenti nel plancton), che si trovano alla base della catena alimentare marina.

    In particolare, si tratta di aggregati di particelle di dimensioni minori ad 1 µm (micrometro, cioè 1 millesimo di millimetro), in concentrazioni variabili grossomodo da 3.000 a 50.000 cellule/litro, tenute assieme da materiale gelatinoso trasparente di origine organica (principalmente polisaccaridi, cioè zuccheri, composti fenolici e poi in minor misura proteine e amminoacidi).

     Un altro fenomeno singolare, riscontrabile sullo specchio d'acqua antistante le nostre Riviere, durante il periodo che va da febbraio ad inizio giugno, sono delle macchie di colore giallognolo che possono raggiungere dimensioni consistenti. Queste macchie non sono altro che polline. In primavera, infatti, diverse specie arboree, in particolare quelle appartenenti alla famiglia delle Pinaeae (Pino marittimo, Pino d'Aleppo) e delle Cupressaceae (Ginepro), lo diffondono nell'aria. Il polline di queste specie, per la sua struttura, viene trasportato facilmente dal vento anche a grande distanza e una volta depositati in mare rimane in superficie per molto tempo grazie alla sua galleggiabilità. La formazione delle macchie giallognole avviene perchè il vento insieme al moto ondoso, tende a riunire insieme migliaia di granuli di polline che sono presenti in mare. Il polline non è dannoso in alcun modo né per l'uomo né per gli altri esseri viventi.

    Per quanto naturale, il fenomeno non è bello da vedersi, soprattutto quando le schiume trattengono piume di gabbiani e addirittura sacchetti e bottiglie. I parametri, controllati per legge, per stabilire la balneabilità di un tratto di costa, si limitano agli aspetti batteriologici e chimici delle acque.

    In ogni caso, se un cittadino ritiene di essere in presenza di una massiva forma di inquinamento, può attivare il Comune territorialmente competente; questo attiverà la capitaneria di Porto di zona, la quale svolgerà ricognizioni in mare e successivamente recapiterà i campioni all'Arpal per le analisi.

     

  • Cosa sono le “Bandiere Blu” e a cosa servono?

     La Bandiera Blu è una eco-label volontaria, assegnata dalla FEE (Foundation for Environmental Education) (http://www.feeitalia.org/fee/programmes.aspx?p=bb) alle località turistiche balneari che rispettano criteri relativi alla gestione sostenibile del territorio.

    I criteri scelti per l'assegnazione delle bandiere Blu comprendono una molteplicità di fattori, tra i quali la richiesta del Comune interessato. La buona qualità delle acque di balneazione è solo uno dei tanti requisiti necessari per ottenere la Bandiera Blu. L'obiettivo primario di questo programma è quello di indirizzare la politica di gestione locale delle località rivierasche verso un processo di sostenibilità ambientale in senso ampio.

     

  • Quali sono le caratteristiche dell'alga Ostreopsis? È nociva per l'uomo?

     L'Ostreopsis ovata è una microalga marina, tipica dei climi caldi e tropicali ma da qualche anno presente anche nel mar Mediterraneo. La fioritura dell'alga è stata localizzata per la prima volta proprio nelle acque del litorale di Genova, ma la sua presenza è stata segnalata anche in Toscana, Emilia-Romagna e Puglia.

    Quando si verifica la fioritura dell'alga, le acque in superficie possono rappresentare colorazioni anomale e chiazze schiumose biancastre e marroni, od opalescenza o materiale gelatinoso in sospensione; nonostante ciò l'alga non è visibile ad occhio nudo, poiché microscopica. Generalmente, luglio e agosto sono i mesi in cui ci si aspetta la presenza di tale alga nei tratti di mare più caldi.

    La fioritura dell'alga può causare un'intossicazione i cui sintomi indirizzano verso un meccanismo irritativo aspecifico sulle mucose respiratorie e congiuntivali, con conseguente rinorrea, difficoltà respiratorie e febbre. La modalità di esposizione per il manifestarsi dei sintomi non è l'ingestione, bensì l'inalazione di aerosol marino contenente le tossine prodotte dall'alga.

     

  • Cosa si fa per contenere il fenomeno dell'Ostreopsis ovata?

     Con l'entrata in vigore, il 25 maggio 2010, del decreto 30 marzo 2010, in Italia è diventato obbligatorio effettuare monitoraggi in aree a rischio di O. ovata e altre alghe potenzialmente tossiche. Le Agenzie Regionali per la Protezione Ambientale (ARPA), nei litorali marini ove si è conclamato il fenomeno sopra descritto, ricercano nei periodi estivi, fin prima che si stiano per verificare situazioni critiche, la loro presenza e ne tengono sotto controllo il numero nell'acqua di mare. Inoltre, avvertono i Comuni e le ASL di competenza nel momento in cui venga ravvisata una massiccia presenza.

     

     

  • Come devo comportarmi a seguito di una presunta intossicazione da alga?

     Per tutti gli aspetti sanitari, oltre al proprio medico curante, è sempre consigliabile avvertire la ASL Igiene Pubblica. In assenza di correlazioni scientifiche tra la presenza dell'alga Ostreopsis, la sua fioritura e, soprattutto, la produzione di tossine, spetta alla ASL, in base ad eventuali analoghe segnalazioni, valutare quanto indicato dai cittadini.


 

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